"Non ti ho dato, o Adamo, nè un posto determinato, nè un apetto proprio, nè alcuna prerogativa tua, perchè quel posto, quell'aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conserve. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te le diterminerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui podestà ti consegnai. Ti posi nel mezzo del mondo perchè di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere rigenerarti nelle cose superiori che sono divine". Così scrive Pico della Mirandola ne "Oratus hominis dignite" per affermare il concetto di "homo novo" che prende forma nell'Umanesimo.
Dio ha creato il mondo che ci appare, con bellezza e magnificenza, ma pensò che dovesse essere popolato non solo da animali ma anche da un'altra specie che potesse ammirare la bellezza e affermarsi con la ragione. L'uomo sin dal principio è stato posto al di sopra di tutte le mortali cose e Dio ad egli ha dato il libero arbitrio, di decidere il proprio luogo, il posto sul mondo. La natura degli altri è limitata e contenuta da leggi che Lui ha prescritto mentre l'uomo può decidere le proprie leggi impedito da nessuna barriera.
Il mondo medievale aveva stretti e inflessibili schemi nel quale l'uomo doveva badare solo all'anima e non a cose effimere, come il suo affermarsi nel progresso poichè per la vita ultraterrena, tutto ciò non servirà. Il duro schema medievale lo ritriovamo già, come primo impatto, nella vita stessa che era gerarchizzata e dalla quale non vi era liberazione e remissione. L'uomo era in balia della fortuna, del destino e dei pregiudizi. E' chiaro allora che nell'Umanesimo si ha, per questo aspetto, una vera rivoluzione nella quale le barriere, i limiti dell'agire umano vengono abbattuti.
Questo atteggiamento non è da vedere in modo negativo poichè l'uomo non accantona la verità rivelata e Dio stesso, ma egli stanco stanco delle solite cose, si rinfresca nel trovare nuove domande e nuove risposte. Nelle quali domande si comincia a radicare l'uomo moderno e la coscienza delle proprie capacità, quella coscienza in cui solo adesso le esperienze o i processi psichici: quali eventi anche intellettuali, sentimenti ed atti della volontà sembrano dati finalmente conosciuti al soggetto. L'uomo in base ad essa comicia ad avere percezione di sè, del proprio corpo, e soprattutto delle proprie idee e sensazioni che tanto erano state soppresse. Nello stesso tempo, dal momento che Dio non viene allontanato ma semplicemente scisso dall'uomo, la coscienza si accompagna alla consapevolezza provocando un processo di introspezione nel quale l'uomo si ricorda che in base alle sue azioni verrà guidicato dal Dio creatore. Ora l'uomo è protagonista della nuova concezione antropocentrica che lo rende capace di distinguere, riconoscere e giuducaee essendosi liberato dalle catene dei dogmi.
In più citiamo qualche libro per accompagnarvi nel comprendere questo importantissimo passo, nel vero senso della parola, che l'uomo fa verso se stesso in particolare.
'Letteratura e civiltà tra Medioevo e Umanesimo' di Gian Mario Anselmi
Il volume presenta un’ampia ricognizione su importanti tratti fondativi
della storia letteraria e culturale del Medioevo, mettendoli in
correlazione con l’emergere fin dal XIV secolo dei nuovi fermenti
umanistici e rinascimentali e in ideale continuità con il precedente
volume dello stesso autore (“L’Età dell’Umanesimo e del Rinascimento”,
Carocci, 2008). E ovviamente non poteva mancare "Oratio de hominis dignitate" di Pico della Mirandola
La molteplicità delle filosofie, la possibilità di un loro incontro:
questo l'argomento dell'Oratio che Pico scrisse nel 1486. Strumento
privilegiato di questo accordo dovrebbe essere, secondo il giovane
umanista, l'interpretazione della mistica ebraica, ovvero quel metodo
cabalistico che Pico si vanta di aver scoperto e introdotto nel mondo
cristiano. Ma il punto di riferimento centrale dell'Oratio è l'uomo; e
la vera novità del testo pichiano sta nel porre l'essenza
dell'uomo nella sua libertà di scelta. Unico fra gli esseri, l'uomo
non è definito da una propria natura, da una "forma"; la sua
caratteristica è proprio la possibilità di assumere ogni natura e ogni
ruolo, dai più elevati ai più infimi. Quello di Pico è un messaggio di
fiducia umanistica nella libertà che non a caso conobbe una nuova
fortuna verso la metà del nostro secolo, quando l' Oratio fu più volte
ristampata e tradotta in varie lingue. Quella che viene proposta in
questo volume è l'edizione che Eugenio Garin curò e tradusse nel 1942
per l'editore Vallecchi di Firenze, accuratamente rivista e
corretta, con alcune rettifiche che tengono conto delle acquisizioni
filologiche più recenti.
3 commenti:
Brava, bel saggio breve sai scrivere bene
Che brava che sei Assunta :)
questo blog anche se fermo gia da diversi mesi ed immagino per mancanza di tempo, ha continuamente visite giornaliere, spero che verrà al più presto aggiornato.
Un caro saluto ..........
Posta un commento