Non leggete come fanno i bambini, per divertirvi, o come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere!

Gustave Flaubert
Visualizzazione post con etichetta Complessità del genere umano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Complessità del genere umano. Mostra tutti i post

mercoledì 25 agosto 2010

L'uomo con due vite

Un altro libro di fine stagione è "L'uomo con due vite" di Hakan Nesser dell'Uganda; composto da 450 pagine per un prezzo di 18,50 euro.
Il protagonista della nostra storia, si chiama Ante Valdemar Roos, il quale ha una vita grigia e senza speranza. Sua moglie Alice e le due figlie di lei lo bistrattano; il suo lavoro da impiegato non potrebbe essere più desolante; i parenti lo disprezzano... Però suo padre gli ha trasmesso una filosofia di sopravvivenza, che è tutta racchiusa in un'unica frase "la vita non potrà mai essere meglio di così", grazie alla quale riesce a trarre sprazzi di felicità dai piccoli spazi che si ritaglia in segreto. Un giorno la fortuna gli sorride: vince al totocalcio e si ritrova ricco. Lentamente si licenzia dal suo lavoro e acquista una casetta isolata per trascorrere le giornate lavorative all'insaputa di tutti. Ha appena iniziato ad assaporare questa solitaria felicità, quando nella sua vita irrompe Anna, un'adolescente piena di problemi e... e, correte in libreria  per scoprire che nulla avviene per caso.

lunedì 16 agosto 2010

Un libro adatto per fine stagione

Premetto che non avevo mai letto nulla della scrittrice e questo è stato il primo suo libro che ho avuto il piacere di sfogliare.
La recensione che troviamo dietro il libro può sembrare a primo acchitto banale, senza senso..ma la recesione (così come tutto il lbro) gioca sui doppi sensi..dopotutto la stessa vita è un doppio senso.
Ivan Elibisivni (un uomo di circa 34 anni) diventa amico di un ragazzino di 6 anni Luke che vive con la zia in Fucsia Lane del Baile na g'Croithe nell' Irlanda. La zia di Luke si chiama Elizabeth Egan di 34 anni, mentre la madre del bambino è Saoirse (libertà) ventiduenne.
Tutto il romanzo si svolge su delle sequenze diverse ma univoche, le quali riportano il punto di vista di Elizabeth e di Ivan sulle vicende che vivono insieme e non.
Ivan è quello che viene definito un "amico immaginario" che nessuno, all'infuori di Luke può vedere.
Elizabeth è la classica donna in carriera, impeccabile con i suoi tailler neri e i suoi capelli rigorosamente legati dietro la nuca..ma lei non è certo una donna felice. Figlia di una madre che dopo i suoi 12 anni scomparve senza più ritornare, lasciando tre le sue braccia una piccola Saoirse di appena un mese, e di un padre stanco delle scappatelle notturne della moglie, ma speranzoso e fiducioso nel ritorno della donna ogni giorno. Graìnne, la moglie non sapeva che ogni volta che fuggiva di notte lasciava un grande vuoto dientro di se, e una figlia che aspettava il suo ritorno senza chiudere occhio, attendendo che il familiare e così tanto atteso rumore del cancello per correre giù dalle scale e ascoltarla mentre raccontava le sue avventure, che fosse notte fonda o mattina presto. Graìnne riempì il cuore della figlia con speranze e sogni che non vide mai realizzarsi, promise l'amore e la libertà..ma di tutto questo, solo la libertà realizzò, la libertà, il nome di Saoirse, un'altra bambina che voleva la sua mamma e che fu cresciuta dalla sorella. Luke non conosceva suo padre, così come neanche Saoirse in fin dei conti lo sapeva. Suo figlio nacque quando lei aveva 16 anni. L'ospedale avvisò Elizabeth dell'accaduto mentre lei era in fila per il chek-in in areoporto con il fidanzato Mark, e si ritrovò a fuggire e a mollare tutto per tornare dalla sorella, di nuovo, e lasciare Mark solo, di nuovo. Nessuna persona che era entrata nella sua vita era rimasta con lei, non era rimasto Mark, non era rimasta la mamma, non era rimasta la sorella che fuggiva dai suoi doveri imitando una madre che non aveva mai conosciuto.
Elizabeth cancellò allora dalla sua mente i sogni e i desideri, l'immaginazione e la fantasia, cancellò le risate e i sentimenti, ponendo al loro posto il lavoro e la razionalità mentre si trovava a fare da madre per la seconda volta ad un bambino per il quale non provava nessun amore e che oltretutto non voleva.
Ma chi era Ivan? Un amico immaginario che Luke introdusse in casa sua e il suo nome faceva uscire fuori da gangheri Elizabeth; sosteneva che non esistevano amici immaginari, non esisteva nessuno Ivan..ma lui c'era, era lì ad osservarla e lui desiderava che anche lei potesse vederlo...fu così che nacquero i primi segni "d'allarme" Elizabeth riusciva a sentirlo delle volte, ma non bastava...non ancora per trasformare la sua vita.
Un sera lei riesce non solo a percepirlo, ma a trovarselo davanti, e da quel giorno i due si vedono ogni giorno e finiscono inevitabilmente per innamorarsi. Elizabeth pensa che Ivan sia il padre di Sam, amico di Luke e dato il fatto che l'uomo si presenti ogni giorno a casa sua, pensa allora che lui e sua moglie Fiona abbiano divorziato..non riesce a capire che l'uomo che è entrato nella sua vita e quell'uomo-amico immaginario che sembra appena scomparso nella vita di Luke, sono la stessa persona.
Tra Elizabeth e Ivan nasce una bella storia e la donna cambia, diventa allegra e spenzierata capace di dimostrare i suoi sentimenti...
Ma c'è un piccolo problema, Ivan è immortale e invecchiando Elizabeth comincierà a non riuscire più a vederlo e si chiederà dove sarà andato..concludendo che l'ha abbandonata e potrebbe passare tutti i giorni della sua vita, sola e senza amore, aspettando un uomo da una finestra non conoscendo mai la verità. Ivan deve dirle addio e farle capire chi è davvero.
Mentre Elizabeth dorme Ivan la saluta e le confida le più belle parole d'amore e di speranza e sempre mentre Elizabeth è in dormi-veglia rivela all'uomo il suo primo "ti amo" ma lei si sveglia perplessa di quello che ha detto e di ciò che sognato..ma Ivan non è in quella stanza, non tornerà mai più. Dietro di se ha lasciato un'altra donna capace ora di vivere e di amare suo nipote.
Che ne sarà della vita dei due adesso?
Elizabeth saprà chi era davvero quell'uomo?
Vi consiglio di andare allora in libreria e di scoprire tutti i dettagli che per paura di essere noiosa non ho inserito...
E' stato il primo libro che mi ha fatto piangere per l'amore di Ivan, la vita di Elizabeth e del padre...per il concetto del ritorno e dell'addio.
Ma Elizabeth capirà ve lo dico io....sul pavimento della sua casa ricorderà il cognome di Ivan e la città da dove diceva di provenire e che lei non aveva mai trovato... "si la lingua all'inverso, forte vero??" afferma Luke, la lingua che lui e il suo amico immaginario parlavano spesso.
Elizabeth ci mise poco a decifrare il cognome di Ivan Elibisivni : INVISIBILE
e da dove aveva detto che veniva? da una città chiamata Enoizanigammi e che lo stesso Ivan sosteneva che questa città (alla domanda di Elizabeth che chiedeva dove questo luogo si trovasse) era dovunque, in ogni posto...........Enoizanigammi..Ivan Invisibile veniva da Immaginazione sarebbe rimasto lì allora? No Ivan era realtà..solo quelli privi di fantasia non potevano vederlo.

giovedì 8 luglio 2010

Una volta ..che vuoi che sia...lo fanno tutti!!

Così ha pensato Giorgia Benusiglio, il 16 ottobre 1999 in una discoteca di Desenzano del Garda. Invece si muore, per mezza pasticca di ecstasy. Giorgia adesso lo sa. L'hanno presa per i capelli al Niguarda di Milano; perchè Giorgia sarebbe morta in poche ore, come il suo fegato ammazzato da una mezza pasticca. Hanno dovuto cambiargli il fegato, e per fortuna s'era trovato subito uno disponibile.
Nel letto dell'ospedale, Giorgia prese una decisione: se si sarebbe salvata, avrebbe fatto qualcosa, qualsiasi cosa, perchè dei ragazzi che, come lei, sono entrati nella droga o ne sono tentati. "Poverina, è comprensibile, era debole, adesso ha paura" una finta compassione da quel giorno è cresciuta tra i suoi amici, compagni e altri ragazzi, verso tutto il lavoro che ha incominciato a fare dal momento in cui è riuscita ad alzarsi da quel letto, perchè è da lì che è nata la nuova Giorgia, una Giorgia che ha capito cosa vuol dire non avere più un fegato funzionante, che ha capito che si muore, si, per così poco!! Lei lo sa, e ha voluto ringraziare, in qualche modo, anche solo in parte, l'immenso dono che la vita ha voluto concederle: ritornare a lei per la seconda volta, e non succede spesso..non succede quasi mai; ha voluto ringraziare scendendo in campo, e facendo in modo che non accadesse più, o, che si salvasse almeno una persona. Ha voluto lottare contro una battaglia impari, poichè impopolare, e dobbiamo ammertelo, alla droga ormai ci siamo arresi. In fondo- pensano molti. non è il male peggiore, e se qualcuno crepa peggio per lui, è una selezione naturale e i deboli sgobbano, è sempre stato così. I deboli muoiono, già; non si sa però se i VERI deboli siano coloro che sono morti, o coloro che ancora fanno uso di stupefancenti, i rassegnati.
Non si diventa uomini con una sigaretta in  mano, non si è più forti con una pasticca in bocca davanti ai proprio amici...i VERI ragazzi e uomini forti sono coloro che aprono la mano -non per ricevere il male- ma per respingerlo via, lontano, sono coloro che con la testa alta dicono "la vera felicità è quella che provo ogni giorno da quelle piccole,ma grandi cose...una pasticca rimarrà sempre piccola, non crescerà mai" la vera felicità è quella che raggiungiamo perchè avevamo uno scopo..una meta, ecco quello che manca ai ragazzi oggi, una vera ragione di vita.
Questo libro "Vuoi trasgredire? Non farti!" è un contributo alla battaglia di Giorgia contro i mulini a vento. C'è la cronaca di quei giorni lunghi e terribili, di quella vita che fuggiva ed è stata ripresa. E' una storia di droga, si; di miracoli della medicina e dei trapianti anche; ma è, prima e soprattutto, una storia d'amore. L'amore gratuito che ha salvato Giorgia, l'amore che adesso lei, allo stesso modo, restituisce. E' un racconto coraggioso e sincero della debolezza e della fragilità umana.
Una storia vera, ricostruita da tutti i protagonisti, Giorgia, la mamma, il padre e due medici straordinari; ognuno ricorda quei giorni dal suo punto di vista personale, con i propri sentimenti, emozioni, gioie e paure che ha vissuto. Ognuno conferma l'altro nel suo racconto. Un piccolo puzzle di suggestioni che ci aiutano a capire che la vita non va buttata per una mezza pasticca di ecstasy.
Molti si giustificano dicendo "ho dei problemi..è l'unico modo che ho per non pensarci" l'unico VERO modo  per non pensare è agire, si, ma non così; combattere con la propria testa, con il proprio corpo e sentimenti contro tutto i problemi, e non andare a cercarne degli altri. Un vicolo buio, ecco cos'è la droga, con una piccola luce in lontananza che cerchiamo di raggiungere, ma scappa via, non si lascia prendere, eppure tante persone hanno toccato quella luce, si sono beati di lei, e ora stanno ancora lì, tentando di vedere se da quel tunnel uscirà mai qualcuno. Giorgia ha avuto il coraggio di entrare in quel tunnel e di strappare via, con le proprie mani, tante persone da lì dentro per dire loro "GUARDA!! guarda te stesso e là fuori!" con il coraggio e la fede tutti ritrovano la luce..quella vera, reale, che non dura per pochi secondi...dura per sempre!!

sabato 27 marzo 2010

Il racconto dell'isola sconosciuta-Josè Saramago



"Un uomo andò a bussare alla porta del re e gli disse,Datemi una barca. La casa del re aveva molte porte,ma quella era la porta delle petizioni. Siccome il re passava tutto il tempo seduto davanti la porta degli ossequi,ogni volta che sentiva qualcuno chiamare da quella delle petizioni si fingeva distratto,e solo quando il risuonare continuo del battente di bronzo diventava,più che palese,togliendo la pace al vicinato (cominciavano tutti a mormorare,Ma che razza di re abbiamo,noi che non risponde), solo allora dava ordine al primo segretario di andare ad informarsi su cosa mai volesse il postulante che non c'era modo di far tacere."

Così si apre il racconto:un uomo che vuole una barca,perchè?dove vuole andare? Questo ancora non ci è stato svelato ma Saramago prima di arrivare al punto specifico della situazione,desidera presentarci una sequenza in chiave comica del modo di vivere e di pensare di personaggi che hanno un grande potere in società:tutto ruota attorno al denaro e chi ha denaro non si cura degli altri,delle loro esigenze anche se è stato portato al suo livello proprio per queste motivazioni..e non si preoccupa neanche di se stesso,della sua vita,poichè l'importante è accumulare denaro e ogni genere di ossequio, per chi e per quale motivo? Lascio a voi la risposta;fatto sta che il popolo non veniv ascoltato dalla porta delle petizioni poichè chiedeva soldi e favori che avrebbero fatto perdere tempo prezioso al caro re,occupato com'era ad affogarsi nell'oro. Ma quando i richiedenti diventavano assillanti allora,solo in quel caso dava ordine alla servitù d'informarsi. Notiamo perciò un re che preoccupato della sua immagine mostra un piccolo segno di premura nei confronti del suo popolo;con un lieve sorriso allora osserviamo il passaparola dell'ordine pronunciato dal re,partendo dal segretario più potente,finendo alla donna delle pulizie che poteri non ha
"Il primo segretario,allora,chiamava il secondo segretario,questi chiamava il terzo che trasmetteva l'ordine al primo assistente,che a sua volta lo trasmetteva al secondo, e così via fino alla donna delle pulizie,la quale non avendo nessuno a cui comandare, socchiudeva la porta delle petizioni e domandava dalla fessura, Che cosa volete. Il postulante manifestava il proprio desiderio, e cioè chiedeva quanto avevaq da chiedere, poi si spiazzava in un cantuccio della porta, in attesa che la richiesta percorresse, dall'uno all'altro, il cammino inverso, fino a giungere al re. Occupato com'era sempre con gli ossequi, il re tardava a rispondere, ed era già non piccolo segno di premura per il benessere e la felicità del suo popolo quando decideva di chiedere un documentato parere scritto al primo segretario, il quale, inutile dirlo, passava l'incombenza al secondo segretario, questi al terzo, l'uno dopo l'altro, fino ad arrivare di nuovo alla donna delle pulizie, che trasmetteva un si o un no a seconda dell'umore del momento."

Ma non ci siamo dimenticati dell'uomo che voleva una barca? Quel piccolo indizio dell'incipit il quale già c'informava che qualcosa, quel giorno sarebbe cambiato:

" Tuttavia, nel caso dell'uomo che voleva una barca, le cose non andarono proprio così. Quando la donna delle pulizie gli domandò dallo spiraglio della porta, Che cosa volete, l'uomo, invece di chiedere, come facevano tutti, un titolo, una decorazione, o semplicemente denaro, rispose, Voglio parlare con il re, Sapete bene che il re non può venire, è alla porta degli ossequi, rispose la donna, Allora andate a dirgli che non me ne vado finchè non viene, personalmente, ad informarsi su quello che voglio, concluse l'uomo, e si sdraiò sulla soglia, avvolgendosi nel mantello per via del freddo. Si poteva entrare e uscire solo passandogli sopra. [..] Nel caso che stiamo raccontando, il risultato di una ponderazione fra i benefici e gli svantaggi condusse il re ad andare, in capo a tre giorni, e nella sua ragal persona, alla porta delle petizini per informarsi su ciò che voleva quell'intruso che si era rifiutato d'inoltrare la richiesta per le competenti vie burocratiche. Aprite la porta, disse il re alla donna delle pulizie, e lei domandò, Tutta, o solo un poco. Il re ebbe un attimo di incertezza, dato che per la verità non gradiva molto esporsi all'aria della strada, ma poi fece una riflessione, sarebbe sembrato brutto, oltre che indegno della sua maestà, parlare con un suddito attraverso la fessura, quasi ne avesse paura, e soprattutto davanti alla donna delle pulizie che assisteva al colloquio e che si sarebbe affrettata a raccontare Dio sa che cosa, Spalancata, ordinò"

Era più che chiaro che un uomo che tiene troppo alla sua immagine, altro non può fare che salvare quest'ultima in ogni circostanza.

" L'uomo che voleva una barca si alzò dal gradino quando cominciò a sentire il rumore delle serrature, ripiegò il mantello e si mise ad aspettare. [..] L'inopinata comparsa del re (una cosa che non era mai accaduta da quando aveva la corona in testa) provocò un'immensa sorpresa, non solo ai suddetti candidati, ma anche ai vicini [..] L'unico a non mostrarsi sorpreso fu proprio l'uomo che era vanuto a chiedere una barca. Aveva calcolato costui, e aveva colto nel segno, che il re, seppure avesse tardato tre giorni, avrebbe dovuto sentirsi curioso di vedere la faccia di chi, senza batter ciglio, e con notevole audacia, l'aveva fatto chiamare. Incerto, dunque, fra la curiosità che non era riuscito a reprimere e il fastidio di vedere tanta gente riunita, il re, nel peggiore dei modi, gli rivolse tre domande una dietro l'altra, Che cosa volete, Perchè non avete detto subito che cosa volevate, Pensate forse che io non abbia altro da fare, ma l'uomo rispose soltanto alla prima, Datemi una barca, disse."



Facciamo ora bene attenzione al dialogo tra il re e l'uomo.

"E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere, fu quello che il re effettivamente gli domandò [..] Per andare alla ricerca dell'isola sconosciuta, rispose l'uomo, Che isola sconosciuta, domandò il re con un sorriso malcelato, qusi avesse davanti a sè un matto da legare, di quelli che hanno la mania delle navigazioni, e che non è bene contrariare fin da subito, L'isola sconosciuta, ripetè l'uomo, Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più, Sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute, E qual è quest'isola sconosciuta di cui volete andare in cerca, Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta, Da chi ne avete sentito parlare, domandò il re, ora più serio, Da nessuno, In tal caso, perchè vi ostinate ad affermare che esiste, Semplicemente perchè è impossibile che non esista un'isola sconosciuta, E siete venuto qui a chidermi una barca, Si, sono venuto qui a chiedervi una barca, E chi siete voi, perchè ve la dia, E chi siete voi, per non darmela, Sono il re di questo regno, e le barche del regno mi appartengono tutte, Piuttosto appartenete voi a loro e non loro a voi, Che volete dire, domandò il re, inquieto, Che voi, senza le barche, non siete nulla, e che loro, senza di voi, potranno sempre navigare, Ai miei ordini, con i miei piloti e i miei marinai, Non vi chiedo né marinai né pilota, vi chiedo solo una barca, E quest'isola sconosciuta se la troverete sarà per me, A voi, re, interessano solo le isole conosciute, Mi interessano anche quelle sconosciute quando non lo sono più, Forse questa non si farà conoscere, Allora non vi do la barca, Me la darete. Nell'udire queste parole [..] gli ispiranti alla porta delle petizioni, [..] decisero di intervenire a favore dell'uomo che voleva la barca,cominciando ad urlare, Dategli la barca,dategli la barca [..] I vicini che assistevano dalle finsetre si unirono al coro con entusiasmo, urlando come gli altri, Dategli la barca, dategli la barca. Di fronte a una tanto ineludibile manifestazione della volontà popolare e preoccupato per ciò che, nel frattempo, poteva aver perduto alla porta degli ossequi, il re alzò la destra per ottenere il silenzio e disse, Vi darò una barca."

Le isole sconosciute sono tali poichè non si trovano sulle carte geografiche ma se un uomo va alla ricerca di un'isola sconosciuta, sa che la troverà e che quindi esiste. Ritroviamo una classica metafora: ovvero della barca simbolo della vita e che solca le onde del mare, simbolo della strada che ognuno di noi deve percorrere, e capiterà a volte di scrutare da lontano un marinaio, o un vecchio lupo di mare sulla propria barca e sulla nostra stessa strada e capiremo che le strade sono tante, eppure una sola per tutti. Con o senza il re le barche navigheranno comunque. Ma quale isola vuole trovare l'uomo? Se dice di voler trovare un'isola (usando appunto il singolare) allora sa che quaesta isola esiste, e se esiste allora perchè è ancora sconosciuta? Domande difficili direte voi, eppure tutte hanno un'unica risposta. L'uomo può avere una barca, o forse è meglio dire la barca e..
" L'uomo non se lo sogna neppure che, quantunque non abbia ancora cominciato a reclutare l'equipaggio, ha già dentro di sè che lo segue la futura incaricata di lavaggi e pulizie varie, proprio come del resto anche il destino suole comportarsi, è già dietro di noi, ha già allungato la mano per toccarci la spalla, e noi siamo ancora lì a mormorare, E' finita, non c'è nient'altro da vedere, è tutto uguale."


Saramago paragona l'arrivo di una donna per equipaggio della barca dell'uomo al destino. Cos'è il destino? C'è chi risponderebbe: una strada perfettamente costruita; c'è chi direbbe semplicemente: le nostre azioni durante il corso della vita. In questo caso Saramago ci mostra il destino sotto forma di amico..tecnicamente parlando: di provvidenza che prende le sembianze di una mano che ristora, che solleva dai tormenti, una mano che troviamo anche nella tragedia di Alessandro Manzoni nell'Adelchi (Atto IV) in merito alla morte di Ermengarda moglie di Carlo Magno e nell'ode 5 Maggio mentre Napoleone esala l'ultimo respiro; in queste due vicende ci troviamo invece davanti la mano di Dio, ovvero della Provvidenza divina.
Dopo che l'uomo arriva sul porto e trova la donna delle pulizie, gli si avvicina il capitano il quale rileggeva un biglietto del re in merito all'accaduto e all'ordine che doveva eseguire
" Il capitano domandò, Potete dirmi il motivo per cui volete la barca, Per andare alla ricerca dell'isola sconosciuta, Isola sconosciute non ce ne sono più, E' la stessa cosa che mi ha detto il re, Quel che sa di isola lo ha imparato da me, E' strano che voi, uomo di mare, mi diciate questo, che isole sconosciute non ce ne sono più, e che io, uomo di terra, non ignori che tutte le isole, anche quelle conosciute, sono sconosciute fnchè non vi si sbarca, Ma voi, se ho ben capito, andate alla ricerca di una dove non sia mai sbarcato nessuno, Lo saprò quando ci arriverò, Se ci arriverete, Si, a volte si naufraga stada facendo, ma, se mi dovesse capitare, dovreste scrivere negli annali del porto qual è stato il punto in cui sono arrivato, Volete dire che, quanto ad arrivare, si arriva sempre."

L'uomo che voleva una barca allude al fatto che arrivare a noi stessi ci vuole poco, per conoscere il prorio nome, cognome e data di nascita lo sappiamo tutti.. ma nell'arrivare a comprenderci, nel carattere, nella forza dei nostri sogni e in quel che siamo davvero (apparte un nome che ci targa e una data che ci colloca nel tempo), a volte non basta una vita intera.
Saramago tramote le parole dell'uomo che voleva una barca ci dice " Se non esci da te stesso, non puoi sapere chi sei" bisogna guardarsi con occhi nuovi ognio giorno, poichè ogni giorno cambia qualcosa di noi; nella corsa contro il tempo, fino alla fine della vita, rincorreremo sempre noi stessi e i nostri sogni. Sogni, tutto il recconto è composto sotto forma di sogno dove non c'è bisogno di virgolette, punti esclamativi e interrogativi, poichè tutto il brano è un'affermazione, una domanda e un discorso diretto, si, proprio a noi; e non c'è bisogno di conoscere il nome della donna delle pulizie, del capitano, del re o dell'uomo che voleva una barca perchè sappiamo perfettamente che tra quelle lettere è nascosto il nostro nome, di coloro che sono ancora alla ricerca di se stessi.

" L'isola sconosciuta prese infine il mare, alla ricerca di se stessa"